Dittico Corner-Venier (scheda)

Domenico Venier, Benetto Corner • Post 1550

Pagina del manoscritto del dittico Corner Venier conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia
Datazione
Post 1550
Forma del testo
Versi
Genere
Poesia erotico-oscena
Lingua
Dialetto veneziano
Argomento
Scambio di capitoli ternari sulle stesse rime
Edizione a cura di
Cristiano Lorenzi

Introduzione

La produzione in veneziano di Domenico Venier e di Benetto Corner è quasi interamente compresa nel codice Additional 12197 della British Library di Londra. Restano però esclusi alcuni altri componimenti dialettali, tra i quali due capitoli ternari, Pò far Domenedio che non me passa e Quando ve digo che nisun ve passa, che pur trovandosi in due distinti codici marciani, costituiscono di fatto un dittico, in quanto non solo vertono su analogo argomento, ma – elemento che non lascia adito a dubbi – sono giocati sulle stesse rime.

Il lungo ternario di 124 versi che Benetto indirizza a Domenico è contenuto nel codice Marciano It. IX 492 (= 6297), testimone della fine del Cinquecento di rime in lingua con due brevi sezioni in veneziano, entrambe largamente dedicate proprio al Corner: la rubrica («Del detto magnifico Cornaro») non fa cenno al fatto che si tratti di un componimento di invio, ma alla lettura ciò è ben evidente, tanto più che al v. 46 si fa esplicito riferimento al corrispondente («Che diseu cha, Venier, farò io mal»). Nel testo Benetto lamenta la morte della donna amata (che solo dalla risposta del Venier, v. 52, si apprende essere «l’Artusetta», alias Elena Artusi, già al centro dei discorsi infamanti del codice londinese) e chiede dunque un parere all’interlocutore, ovvero se sia giusto a questo punto trovare il piacere con altre donne, con una delle quali immagina – nella seconda parte del componimento – di avere un amplesso assai soddisfacente, del resto dettagliatamente descritto. La replica del Venier non è contenuta nello stesso codice, ma si trova in un altro manoscritto della medesima biblioteca, il Marciano It. IX 248 (= 7071) del sec. XVI, nel quale il capitolo – sulle stesse rime e qui correttamente designato come responsivo dalla rubrica introduttiva a c. 36r («Del Venier al Corner») – figura mutilo, arrestandosi al v. 96 per l’asportazione delle dieci carte successive (per motivi moralistici, forse?). Domenico, dopo una lunga introduzione di otto terzine, nella quale esalta la poesia, evidentemente (anche) in veneziano, dell’amico (e al contempo la propria), si dice d’accordo con il progetto “edonistico” di Benetto, pregandolo tuttavia di prestare attenzione soprattutto alla bellezza della donna prescelta e alla sua disponibilità.

Bibliografia

Agostini, Tiziana, Benetto Corner poeta dialettale e bulesco, in Tra commediografi e letterati. Rinascimento e Settecento veneziano. Studi per Giorgio Padoan, a c. di Tiziana Agostini e Emilio Lippi, Ravenna, Longo, 1997, pp. 151-170, alle pp. 154-155

Agostini Nordio, Tiziana, Poesie dialettali di Domenico Venier, in «Quaderni veneti», 14 (1991), pp. 33-56, alle pp. 47-48

Lorenzi, Cristiano, Un inedito dittico (ricomposto) di capitoli in veneziano di Domenico Venier e Benetto Corner, in «Studi di filologia italiana», 81 (2023), pp. 245-264